Muffa sui muri: perché torna sempre e come si toglie davvero

La muffa non si copre con la pittura. Come riconoscere condensa e infiltrazione, cosa fare per ognuna e perché sulla costa il problema è più frequente.

Se ha ridipinto la parete l’anno scorso e la macchia nera è già tornata, non ha sbagliato pittura. Ha coperto un problema invece di risolverlo.

La muffa è un organismo vivo che cresce dove trova umidità. Una mano di pittura sopra le toglie luce e ossigeno per qualche mese, e infatti sembra sparita. Poi riprende esattamente da dove stava, spesso più estesa di prima, perché sotto la pittura ha trovato condizioni ancora più umide.

Prima cosa: capire da dove arriva l’acqua

Le due cause sono diverse e si curano in modo diverso.

Condensa. È la più comune. L’aria calda e umida della casa incontra il punto più freddo del muro e lascia lì l’acqua. Si riconosce perché compare negli angoli, dietro i mobili addossati ai muri esterni, intorno alle finestre, e peggiora d’inverno. Il muro è freddo al tatto ma non bagnato in profondità.

Infiltrazione. L’acqua arriva da fuori o da un tubo. Si riconosce perché la macchia è localizzata, ha spesso un alone giallastro al bordo, e il muro è umido anche a distanza di giorni dall’ultima pioggia. Non segue le stagioni: segue gli eventi.

Se è infiltrazione, qualunque lavoro di tinteggiatura è tempo perso finché non si chiude la falla. Glielo dico chiaramente al sopralluogo, anche quando significa che il lavoro non lo faccio io.

Come si tratta la condensa, in concreto

  1. Rimozione. La muffa va tolta meccanicamente, non solo disinfettata in superficie.
  2. Trattamento. Si applica un prodotto specifico e si lascia agire il tempo che serve. Questa attesa non si salta: è il passaggio che uccide le spore rimaste nel supporto.
  3. Risanamento del fondo. Dove l’intonaco si è degradato va ripreso.
  4. Finitura adatta. Una pittura traspirante, e sulle pareti più fredde una finitura termoisolante che alza di qualche grado la temperatura superficiale del muro. È lì che si forma la condensa, quindi è lì che si interviene.

La parte che dipende da lei

Anche il lavoro fatto meglio non regge se la stanza continua a produrre umidità senza scaricarla. Servono pochi accorgimenti, tutti gratuiti:

  • arieggiare cinque o dieci minuti al giorno, anche d’inverno, anche se sembra uno spreco di riscaldamento;
  • staccare i mobili di qualche centimetro dai muri esterni, così l’aria circola;
  • coprire le pentole quando si cucina e usare l’aspiratore del bagno.

Glielo dico sempre a fine lavoro, perché è la differenza tra un intervento che dura anni e uno che dura una stagione.

Perché sulla costa capita più spesso

A Ladispoli, Cerveteri, Civitavecchia, Santa Marinella e in generale sul litorale, l’umidità relativa resta alta gran parte dell’anno e le case in muratura degli anni Sessanta e Settanta hanno muri perimetrali poco isolati. È la combinazione peggiore per la condensa.

Nelle case chiuse per mesi, tipiche delle seconde case al mare, il problema si moltiplica: senza nessun ricambio d’aria l’umidità si deposita indisturbata tutto l’inverno. Se ha una casa che apre solo d’estate, il momento giusto per intervenire è la primavera.

Se sta guardando una macchia mentre legge questo, mi mandi una foto. Nella maggior parte dei casi riesco a dirle già dalla foto se siamo davanti a condensa o a infiltrazione.

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