Muffa sui muri: perché torna sempre e come si toglie davvero
La muffa non si copre con la pittura. Come riconoscere condensa e infiltrazione, cosa fare per ognuna e perché sulla costa il problema è più frequente.
Se ha ridipinto la parete l’anno scorso e la macchia nera è già tornata, non ha sbagliato pittura. Ha coperto un problema invece di risolverlo.
La muffa è un organismo vivo che cresce dove trova umidità. Una mano di pittura sopra le toglie luce e ossigeno per qualche mese, e infatti sembra sparita. Poi riprende esattamente da dove stava, spesso più estesa di prima, perché sotto la pittura ha trovato condizioni ancora più umide.
Prima cosa: capire da dove arriva l’acqua
Le due cause sono diverse e si curano in modo diverso.
Condensa. È la più comune. L’aria calda e umida della casa incontra il punto più freddo del muro e lascia lì l’acqua. Si riconosce perché compare negli angoli, dietro i mobili addossati ai muri esterni, intorno alle finestre, e peggiora d’inverno. Il muro è freddo al tatto ma non bagnato in profondità.
Infiltrazione. L’acqua arriva da fuori o da un tubo. Si riconosce perché la macchia è localizzata, ha spesso un alone giallastro al bordo, e il muro è umido anche a distanza di giorni dall’ultima pioggia. Non segue le stagioni: segue gli eventi.
Se è infiltrazione, qualunque lavoro di tinteggiatura è tempo perso finché non si chiude la falla. Glielo dico chiaramente al sopralluogo, anche quando significa che il lavoro non lo faccio io.
Come si tratta la condensa, in concreto
- Rimozione. La muffa va tolta meccanicamente, non solo disinfettata in superficie.
- Trattamento. Si applica un prodotto specifico e si lascia agire il tempo che serve. Questa attesa non si salta: è il passaggio che uccide le spore rimaste nel supporto.
- Risanamento del fondo. Dove l’intonaco si è degradato va ripreso.
- Finitura adatta. Una pittura traspirante, e sulle pareti più fredde una finitura termoisolante che alza di qualche grado la temperatura superficiale del muro. È lì che si forma la condensa, quindi è lì che si interviene.
La parte che dipende da lei
Anche il lavoro fatto meglio non regge se la stanza continua a produrre umidità senza scaricarla. Servono pochi accorgimenti, tutti gratuiti:
- arieggiare cinque o dieci minuti al giorno, anche d’inverno, anche se sembra uno spreco di riscaldamento;
- staccare i mobili di qualche centimetro dai muri esterni, così l’aria circola;
- coprire le pentole quando si cucina e usare l’aspiratore del bagno.
Glielo dico sempre a fine lavoro, perché è la differenza tra un intervento che dura anni e uno che dura una stagione.
Perché sulla costa capita più spesso
A Ladispoli, Cerveteri, Civitavecchia, Santa Marinella e in generale sul litorale, l’umidità relativa resta alta gran parte dell’anno e le case in muratura degli anni Sessanta e Settanta hanno muri perimetrali poco isolati. È la combinazione peggiore per la condensa.
Nelle case chiuse per mesi, tipiche delle seconde case al mare, il problema si moltiplica: senza nessun ricambio d’aria l’umidità si deposita indisturbata tutto l’inverno. Se ha una casa che apre solo d’estate, il momento giusto per intervenire è la primavera.
Se sta guardando una macchia mentre legge questo, mi mandi una foto. Nella maggior parte dei casi riesco a dirle già dalla foto se siamo davanti a condensa o a infiltrazione.